Glossario

Suite per pianoforte in quattro movimenti, op. 14, BB 70, SZ 62

Musica: Béla Bartók
  1. Allegretto
  2. Scherzo
  3. Allegro molto
  4. Sostenuto
Organico: pianoforte
Composizione: Febbraio 1916
Prima esecuzione: Budapest, 21 Aprile 1919
Edizione: Universal Edition, Vienna, 1918

Guida all'ascolto (nota 1)

Lo studio e la riscoperta del canto popolare ungherese costituiscono uno dei filoni importanti della parabola stilistica della musica di Bartók, che utilizzò fra l'altro il materiale folclorico della sua terra (risale al 1906 la pubblicazione dei Venti canti popolari ungheresi con accompagnamento di pianoforte) come via di uscita dalla crisi dell'armonia romantica. Insieme a Zoltàn Kodàly, Bartók ha raccolto e fissato migliaia di canti popolari magiari, con lo scopo di documentarsi direttamente alle genuine fonti delle melodie contadine: antiche melodie prevalentemente pentatoniche, ossia basate su cinque toni nei vari modi dorici, frigi, lidi, con coloriti particolari di intonazione bizantina, ritmi asimmetrici, metri spesso quinari e settenari come quelli usati da Stravinsky nel Sacre du printemps, così da spostare continuamente l'accento dinamico ed espressivo. «Lo studio di tutta questa musica contadina - ha scritto lo stesso compositore in un suo schizzo autobiografico - era per me di decisiva importanza, perché esso m'ha reso possibile la liberazione dalla tirannia dei sistemi maggiore e minore fino allora in vigore. Infatti la più gran parte, e la più pregevole, del materiale raccolto si basava sugli antichi modi ecclesiastici o greci, o perfino su scale più primitive... Mi resi conto allora che i modi antichi ed ormai fuori uso nella nostra musica d'autore non hanno perduto nulla della loro vitalità. Il loro reimpiego ha permesso combinazioni armoniche di nuovo tipo ed ha avuto per ultima conseguenza la possibilità di usare ormai liberamente e indipendentemente tutti e dodici i suoni della scala cromatica».

Naturalmente la melodia popolare costituisce un punto di partenza per Bartók che rielabora con liberalità timbrica, ritmica e armonica il materiale e gli imprime un taglio e una tensione psicologica del tutto personale, aperti verso certe esperienze espressionistiche. Questo criterio compositivo si ritrova in diversi lavori del musicista, a cominciare dalla Suite per pianoforte op. 14, che risale al 1916, per proseguire poi con i Quindici canti contadini ungheresi, scritti fra il 1914 e il 1917, con i Canti di Natale rumeni (1915) e fino alle otto Improvvisazioni op. 20 per pianoforte (1920), dove la reinvenzione delle melodie popolari giunge al più rigoroso radicalismo moderno.

L'influsso del canto contadino ungherese si avverte nella Suite op. 14 e per di più nel terzo movimento l'autore fa uso di temi arabi raccolti nell'oasi di Biskra e la cui ostinazione ritmica ripete quella già avvertita nell'Allegro barbaro per pianoforte del 1911. Questo terzo movimento è caratterizzato da una vivace concitazione agogica e da una ridda vertiginosa di suoni che richiamano alla mente il primo Stravinsky; negli altri tre tempi pianistici, che si susseguono senza soluzione di continuità e secondo una traiettoria ascensionale e non dialettica, si notano meglio le figurazioni armoniche derivate dallo studio del canto popolare, con la mescolanza e contemporaneità di modo maggiore e minore, con la frequente alterazione di tonalità e l'uso della dissonanza come stimolo all'effetto dinamico. Nel Sostenuto finale l'atmosfera diventa triste e assorta per un ripiegamento interiore dell' anima, staticamente rappreso in una serie di accordi gravi e stridenti.

Ennio Melchiorre


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 25 Marzo 1977, pianoforte Zoltan Kocsis

Ultimo aggiornamento 10 Settembre 2011
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