Glossario

Sonata violino e pianoforte n. 2, BB 85, SZ 76

Musica: Béla Bartók
  1. Molto moderato
  2. Allegretto
Organico: violino, pianoforte
Composizione: Luglio - Novembre 1922
Prima esecuzione: Berlino, 7 Febbraio 1923
Edizione: Universal Edition, Vienna, 1923
Dedica: Jelly d'Arányi

Guida all'ascolto (nota 1)

Nella ricca produzione cameristica di Bartók le composizioni riservate al violino non sono numerose ma assai significative per capire il temperamento creativo e lo stile di questo musicista che ha sentito più di tanti altri artisti del suo tempo l'evoluzione e il processo di aggiornamento del linguaggio musicale, senza tuttavia compiere un netto rifiuto della struttura armonica e tonale, cosi come fece Schönberg con la Scuola viennese. Per il violino egli scrisse rispettivamente nel 1921 e nel 1922 le due Sonate, di cui la seconda viene riproposta stasera, le due Rapsodie per violino e pianoforte (1928), il Concerto per violino e orchestra (1937-38) e la Sonata per violino solo (1944), dedicata a Yehudi Menuhin. In tutti questi lavori Bartók ha studiato in dettaglio ogni possibilità tecnica ed espressiva del violino, cercando di imprimere un discorso, per così dire, più libero e aperto e non strettamente legato ai canoni tradizionali. Naturalmente non manca il riferimento alla matrice folclorica della terra magiara (ciò si avverte in maniera evidente nelle due Sonate per violino e pianoforte), ma la melodia, il ritmo, la metrica puntano su una visione più astratta ed essenzializzata del pensiero musicale, quasi a non voler dimenticare l'esperienza espressionista della pantomima in un atto Il mandarino miracoloso, composta tra il 1918 e il 1919 e rappresentante uno dei punti fermi e più importanti della poetica bartókiana. Come è stato giustamente affermato, in questi pezzi per violino e pianoforte o violino e orchestra non c'è un dialogo serrato fra i due strumenti o, comunque, un rapporto dialettico, tanto è vero che un biografo ha annotato con una immagine brillante che il violino e il pianoforte appaiono come «due fratelli siamesi legati per il dorso: vivono dello stesso battito cardiaco, ma non sono in grado di vedersi». Il che significa che i due strumenti, ma soprattutto il violino, sono proiettati verso una più scavata tensione espressiva, al di là di certe regole che sinora governavano la scrittura di simili componimenti a due voci.

Le due Sonate per violino e pianoforte sono diverse anche dal punto di vista formale. La prima è in tre tempi e rispetta lo schema della sonata classica, pur nel carattere rapsodico della musica, mentre la seconda è in due movimenti: il primo (Molto moderato) ha un tono pensoso e di riflessione, come un'introduzione al successivo Allegretto, da cui si sprigiona quella vitalità ritmica e molto vivace armonicamente che resta la sigla creatrice tipica del musicista. Va aggiunto che le due Sonate per violino e pianoforte furono dedicate alla giovane Jelly d'Arànyi, nipote del celebre violinista Joseph Joachim e anche lei violinista di grande talento. La d'Arànyi suonò con successo i due pezzi a Londra in due concerti nel 1922 e nel 1923 e Bartók manifestò gratitudine e riconoscenza verso questa virtuosa dell'archetto, apprezzata anche da illustri compositori dell'epoca.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 6 Dicembre 1992, pianoforte Alan Marks, violino Miriam Fried
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