Glossario

Sonata per due pianoforti e percussioni, BB 115, SZ 110

Musica: Béla Bartók
  1. Assai lento. Allegro troppo
  2. Lento, ma non troppo
  3. Allegro non troppo
Organico: 2 pianoforti, timpani, xilofono, cassa chiara senza timbro, idem con timbro, piatto sospeso, piatti, grancassa, triangolo, tam-tam
Composizione: Luglio - Agosto 1937
Prima esecuzione: Basilea, 16 Gennaio 1938
Edizione: Boosey & Hawkes, Londra - New York, 1942

Nel 1940 Bartók ne ha ricavato una versione per Due pianoforti e orchestra, BB 121, Sz 115

Guida all'ascolto (nota 1)

Quando nel 1937 la Società Internazionale   di  Musica Contemporanea di Basilea commissionò a Bela Bartók un'opera strumentale per la celebrazione del suo decimo  anniversario  di fondazione, egli scelse di realizzare un progetto coltivato da anni scrivendo una sonata per pianoforte e percussioni. Rispetto all'idea avuta originariamente Bartók pensò di poter meglio bilanciare il peso sonoro delle due sezioni strumentali servendosi di due pianoforti, che egli, con un dettagliato schema anteposto alla partitura, volle disposti ai due lati della batteria di percussioni, per meglio ottenere un effetto spaziale-stereofonico.

Nasce così la Sonata per due pianoforti e percussioni, una delle opere più originali e significative del repertorio bartokiano nella quale l'insolito e audace accostamento timbrico da la possibilità all'autore di sperimentare colorazioni acustiche inedite, con sonorità secche ed elastiche al tempo stesso.

Non più relegati a un ruolo puramente sussidiario, i diversi strumenti percussivi assumono ruoli differenti: il loro timbro, come ebbe a scrivere lo stesso Bartók, «in molti casi colora soltanto il suono del pianoforte, in altri potenzia gli accenti più importanti. Talvolta essi introducono motivi contrappuntistici opposti alle parti pianistiche, mentre timpani e xilofono suonano temi, anche solistici». A loro volta i due pianoforti vengono utilizzati in maniera prevalentemente percussiva attraverso un ampio uso di suoni martellati, di marcate successioni accordali, spesso con funzione di vero e proprio motore ritmico. Unitamente all'amalgama sonoro, caratteristica saliente di quest'opera è dunque il ritmo: estremamente mutevole nelle indicazioni metronomiche, spesso rese flessibili dall'ampio uso dell'accelerando, travolgente e irresistibile negli ostinati e nei fraseggi, ricchi di quelle asimmetrie e di quei sincopati che vent'anni dopo ritroveremo nella moderna evoluzione della musica jazz (bop e successivamente jazz-rock).

I tre tempi della sonata si presentano come tre quadri espressivi nettamente distinti: il primo, tormentato e inquieto, a volte selvaggio e brutale, che comprende una Introduzione lenta e un Allegro molto costituito da una forma sonata complessa e articolata: il secondo, composto da una successione di episodi avvolti in un clima misterioso e ovattato, inframmezzato da brividi e fremiti passeggeri; il terzo, anch'esso in forma sonata, gioioso e vitale, informato da un brillante motivo di ispirazione folkloristica.

Assai lento. Allegro molto. L'introduzione, una sorta di graduale conquista dello spazio sonoro che esploderà con violenza nell'Allegro molto, si apre con un rullo di timpani seguito da un cupo incedere quasi inanimato dei due pianoforti in successione. Per due volte un lampo improvviso crea uno squarcio nella sonorità iniziale, mentre il moto iniziale diviene accordale, e accelera crescendo inesorabilmente verso un fortissimo. Una scansione tribale dei timpani con percussioni accordali dei pianoforti porta, con un ulteriore accelerando, all'Allegro molto. L'ampia Esposizione si articola in tre temi principali, il primo dei quali è uno sferzante inciso dal ritmo sincopato, reiterato in forma accordale dai pianoforti sopra il battere frenetico dei timpani. I due gruppi strumentali quindi invertono i ruoli, il tema viene infatti scandito ritmicamente dalle percussioni sull'ostinato dei pianoforti, per poi dialogare sul tema stesso fino al graduale spegnersi della pulsione ritmica. Il secondo tema (Un poco più tranquillo] è invece una melodia dal profilo graduale, sebbene con scansione ritmica irregolare, accompagnata da ottave ribattute e da trilli, mentre il terzo elemento tematico, che similmente al primo è connotato dalla sua struttura ritmica (un insistente ritmo anacrusico). si snoda animandosi progressivamente, per poi dar vita a un fugato sotteso dal fluttuante rullo dei timpani. L'Esposizione si chiude quindi con un pacato intreccio dei due pianoforti che riprendono il secondo tema, seguito da una sequenza di trilli e da un fitto movimento di quarte parallele.

Nello Sviluppo le terzine suonate dal secondo pianoforte si snodano come ingranaggi di un meccanismo, creando un moto perpetuo su cui il primo tema viene elaborato con un lungo crescendo culminante con il brillante ingresso dello xilofono. Riparte quindi il motore ritmico a terzine con l'innesto di brevi richiami tematici, fino a quando un improvviso arrestarsi della trama musicale delimita un breve episodio in rapida ascesa che conduce alla Ripresa. Il primo tema appare profondamente modificato nella sua struttura tanto da non essere più riconoscibile, mentre il secondo tema, vagamente anticipato dal secondo pianoforte in un rarefatto episodio di collegamento, è più facilmente individuabile, sebbene in parte coperto dagli arpeggi del primo pianoforte. Assai più veloce che nell'Esposizione è invece il terzo tema che dà vita a un ampio episodio contrappuntistico seguito dalla coda conclusiva nella quale ricompare, ancora modificato ma più simile alla sua struttura originaria, il primo tema.

Lento, ma non troppo. Il movimento si apre con una delicata sequenza percussiva di piatto e tamburi su cui va a sovrapporsi una lunga linea melodica vagamente allucinata. Segue quindi una scansione di ottave che viene increspata dal succedersi di rapide quintine in graduale crescendo. Come già era avvenuto nel primo movimento al culmine di tale crescendo interviene lo xilofono riprendendo il tema delle quintine. Nel terzo episodio vi è quindi una lenta successione di clusters (accordi formati da «grappoli» di note ravvicinate) mossi parallelamente allo xilofono e accompagnati da leggere quintine dei timpani; mentre nel quarto e ultimo episodio troviamo un flusso di scale dall'andamento cromatico che diviene gradualmente sempre più fitto e concitato per poi placarsi nuovamente.

Completata la successione di questi quattro momenti, il secondo pianoforte riprende in maniera variata il tema del primo episodio, mentre il primo pianoforte gli si contrappone con un ondulatorio flusso di scale che si tramuta in ampi glissati. Il movimento è completato da successioni accordali contenenti il primo tema, da una serie di arpeggi seguita dal riecheggiare delle quintine e da un breve acuto dello xilofono sugli accordi del secondo pianoforte che rintoccano fino a scomparire.

Allegro non troppo. Un brillante accompagnamento accordale dei pianoforti fa da piattaforma all'effervescente primo tema dello xilofono, che, dopo esser stato ripreso dal secondo pianoforte, viene variamente elaborato in un ampio episodio di collegamento; un'improvvisa accelerazione di tempo scandisce l'arrivo del secondo tema che, pur distinguendosi dal primo per il fraseggio legato, ne richiama la cellula ritmica principale. Lungo l'evolversi del secondo gruppo tematico si inserisce un nuovo elemento ritmico (semicrome) che progressivamente si infittisce con un'intensificazione della dinamica e dell'agogica.

Nello Sviluppo lo xilofono introduce una successione di frammenti del primo tema; vi è quindi una sorta di hoquetus (rapida alternanza a incastro) accordale dei pianoforti su cui si inserisce una scherzosa variazione tematica dello xilofono, mentre un breve slancio del primo pianoforte lascia posto a un sommesso dialogo tra i diversi strumenti fatto di brevi lampi e rapide punteggiature.

Nella Ripresa il ritorno del primo tema è camuffato dalla variazione del suo profilo melodico riproposto tramite una rapida successione imitativa dei due pianoforti che giunge a un'ossessiva ondulazione ritmica dei pianoforti stessi e dello xilofono. A sua volta la ripresa del secondo tema avviene anch'essa in stretta imitazione contrappuntistica, l'evoluzione del tema stesso ritorna variata e ampliata portando a un turbinoso moto di semicrome, mentre con il riecheggiare accordale della cellula ritmica dei due temi, inframmezzato da un suggestivo tremolo, si spegne progressivamente l'intera composizione.

Carlo Franceschi de Marchi

Disposizione degli strumenti come prescritto da Bartok

(1) Testo tratto dal numero 67 (Giugno 1995) della rivista Amadeus
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Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it