Glossario

Romàn népi tàncok (Danze popolari rumene) per piccola orchestra, BB 76, SZ 68

Musica: Béla Bartók
  1. Jocul cu bâtă (Danza del bastone) - Energico e festoso
  2. Brăul (Danza della fascia) - Allegro
  3. Pe loc (Danza sul porto) - Andante
  4. Buciumeana (Danza del corno) - Moderato
  5. Poargă românească (Polka rumena) - Allegro
  6. Măruntel (Danza veloce) - Allegro
  7. Măruntel (Danza veloce) - Più allegro
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, cornoo inglese, 2 clarinetti, clarinetto piccolo, 2 clarinetti bassi, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, triangolo, 2 tamburelli, piatti, grancassa, tam-tam, 2 arpe, archi
Composizione: 1917
Prima esecuzione: Budapest, 11 Febbraio 1918
Edizione: Universal Edition, Vienna, 1922

Trascrizione dalle Danze popolari rumene per pianoforte BB 68

Guida all'ascolto (nota 1)

È noto come Bartók sia stato un ricercatore appassionato e scrupoloso di temi e di materiale folcloristico autentico, sia per riposarsi dalle fatiche di compositore di "musica colta" e sia molto probabilmente per rinfrescare la propria fonte di ispirazione. Questa attività gli permise di annotare e di raccogliere mediante registrazioni un numero impressionante di melodie popolari provenienti dall'Ungheria, dalla Romania, dalla Slovacchia e perfino dall'Anatolia. Lo stesso compositore scrisse in uno schizzo autobiografico: «Lo studio di questa musica contadina era per me di decisiva importanza, perché esso mi ha reso possibile la liberazione dalla tirannia dei sistemi maggiore e minore fino allora in vigore. Infatti la più gran parte e la più pregevole del materiale raccolto si basava sugli antichi modi ecclesiastici o greci o anche su scale più primitive... Mi resi conto allora che i modi antichi ed ormai fuori uso nella nostra musica d'autore non hanno perduto nulla della loro vitalità. Il loro reimpiego ha permesso combinazioni armoniche di nuovo tipo. L'impiego siffatto della scala diatonica ha condotto alla liberazione dal rigido esclusivismo delle scale maggiore e minore ed ebbe per ultima conseguenza la possibilità di impiegare ormai liberamente e indipendentemente tutti e dodici i suoni della scala cromatica». Un esempio dell'intelligenza e del gusto del Bartók folclorico si può cogliere nelle sette brevi Danze popolari rumene, composte per pianoforte nel 1915 e trascritte poi per orchestra nel 1917. Sono componimenti piacevoli e musicalmente estroversi nei loro ritmi caratteristici, rispettosi dei costumi della comunità e della regione di origine, senza alcuna manipolazione accademica. La Danza del bastone, indicata da una melodia disuguale negli accenti, è stata raccolta a Mezözabad, nel distretto di Maros-Torda; la Danza della fascia affidata al violino è stata ascoltata a Egres, distretto di Tarontàl; della stessa provenienza è la Danza sul porto con il suono del violino in rilievo, mentre la Danza del corno proviene da Bisztra, distretto di Torda-Aranyos. La Polka rumena, vivace e spigliata, è stata registrata a Belényes, distretto di Binar. Le ultime due danze brillanti e festose provengono da Belényes e Nyàgra nella zona di Torda-Aranyos e concludono in un clima di cordialità popolaresca questo profilo folclorico di Bartók.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 21 Marzo 1986, Orchestra da camera Ferenc Liszt

Ultimo aggiornamento 20 aprile 2011
html validator  css validator


Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it