Glossario

Contrasti, trio per violino, clarinetto e pianoforte, BB 116, SZ 111

Musica: Béla Bartók
  1. Verhunkos - Moderato ben ritmato
  2. Pihenő - Lento
  3. Sebes - Allegro vivace
Organico: violino, clarinetto, pianoforte
Composizione: 24 Settembre 1938
Prima esecuzione parziale: New York, 9 Gennaio 1939
Prima esecuzione completa: New York, 1 Aprile 1940
Edizione: Boosey & Hawkes, Londra - New York, 1942
Dedica: Benny Goodman e Jozsef Szigeti

Guida all'ascolto (nota 1)

Scritti su commissione del clarinettista Benny Goodman e del violinista Joseph Szigeti, i Contrasti per violino, clarinetto e pianoforte furono terminati da Bartok nel settembre 1938. La prima esecuzione del lavoro ebbe luogo a New York il 9 gennaio 1939 ad opera dei suddetti concertisti e dell'autore, i quali ne curarono anche la registrazione discografica. La partitura è edita da Boosey and Hawkes.

Con i Contrasti, Bartok, che già aveva al suo attivo cinque Quartetti per archi, include per la prima ed unica volta nella sua musica da camera uno strumento a fiato. Di esso, come d'altra parte del violino, sono largamente sviluppate le possibilità, mentre il pianoforte, con i suoi ostinati, trilli, glissandi, suoni a campana, svolge una funzione importante, ma non preminente. Nei due primi movimenti è utilizzato il clarinetto in la, nel terzo il clarinetto in si bemolle: compaiono passaggi melodici caratteristici per ogni registro, rapidi arpeggi e scale, trilli e tremoli, varietà di articolazioni, mutamenti di registri, estremi dinamici, una cadenza nel primo tempo. Il violino aggiunge ai molteplici artifizi adottati da Bartok nel corso della sua lunga pratica degli strumenti ad arco (corde multiple, effetti simultanei di arco e di pizzicato, glissandi, ecc.), quello della scordatura: durante trenta battute, all'inizio del terzo tempo, anziché un violino ad accordatura normale è usato un violino con accordatura sol diesis - re - la - mi bemolle. Anche il violino ha una cadenza, nell'ultimo tempo.

I movimenti che compongono i Contrasti sono rispettivamente intitolati Verbunkos (lett. danza di reclutamento), Pihenö (riposo), Sebes (rapido). I movimenti estremi, l'uno moderato ben ritmato e l'altro allegro vivace, si rifanno ai due aspetti della csardas, il movimento centrale ha l'aspetto di un lento interludio. In Sebes figura un trio discordante rispetto al resto del movimento. Melodicamente ed armonicamente, tutto il lavoro è legato in particolare all'aspro intervallo di tritono.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 13 Gennaio 1961, Kammermusikvereinigung se Berliner Philharmoniker
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